Madame Sans-Gene (1967) Orianna Santunione – Franco Tagliavini

Teatro alla Scala di Milano presenta: 

Madame Sans-Gene (1967)

Opera in tre atti dalla commedia di Victorien Sardau e Emile Moreau ridotta da Renato Simoni - Musica di Umberto Giordano

  • Interpreti principali: Orianna Santunione (Caterina) Franco Tagliavini (Lefebvre) Nicola Tagger (Conte di Neipperg) Mario Zanasi (Mapoleone) Renato Capecchi (Fouché)
  • Maestro Concertatore: Gianandrea Gavazzeni
  • Regia: Franco Enriquez
  • Maestro del coro: Roberto Benaglio
  • Scene e Costumi: Giulio Coltellacci
  • Direttore allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

Link Wikipedia

Programma di sala (pagine 32)
  • Prima rappresentazione 24 febbraio 1967
  • Introduzione (Mario Morini)
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie
L'argomento

ATTO PRIMO - A Parigi, il 10 agosto 1792, giorno della presa delle Tuileries. La città è in subbuglio e molta animazione regna pure nella lavanderia di Caterina Hubscher, una giovane e bella alsaziana soprannominata Madame Sans-Gene per i suoi modi franchi e popolareschi. Caterina è fuori, e ciò è motivo di apprensione per le sue tre lavoranti (Toniotta, Giulia e la Rossa) che chiedono notizie della sommossa a Fouché, un ambizioso e subdolo rivoluzionario, cliente del negozio. Torna alla fine, affamata ma indomita, Caterina, che ha dovuto fronteggiare gli amorosi, anche se innocui, slanci di un intero battaglione. La rivolta ha fasi alterne, ma i rivoluzionari hanno infine la meglio. Caterina ha un vivace scontro con Fouché, che non le è troppo simpatico, al contrario di un giovane e taciturno ufficiale di nome Napoleone Bonaparte, che abita vicino alla bottega e che ella aiuta facendogli anche credito. Allontanatosi Fouché, le lavoranti si uniscono alla folla che si dirige alle Tuileries ormai in mano del popolo, e Caterina resta sola. Mentre, chiusa la lavanderia, sta per uscire, un ufficiale austriaco ferito entra nel negozio: è il conte di Neipperg che, inseguito, chiede aiuto alla donna. Caterina, sentendo arrivar gente, lo nasconde nella sua camera. Accompagnato da soldati, sopraggiunge Lefèbvre, sergente della guardia nazionale e gelosissimo fidanzato di Caterina: in breve egli scopre il ferito ma, superato un moto di gelosia, comprende il nobile impulso della donna e rassicura i suoi uomini di non aver trovato nessuno nella camera. Oltre tutto, Caterina non si è per nulla scomposta quando Lefèbvre per mettere alla prova la sua innocenza le ha sussurrato la falsa notizia che il conte frattanto è morto. Usciti il sergente ed i soldati, la donna può soccorrere Neipperg che nella notte lo stesso Lefèbvre aiuterà a far fuggire.

ATTO SECONDO - Settembre 1811. Lefèbvre, che si è fatto molto onore nella battaglia di Danzica, è stato promosso da Napoleone, ormai all'apogèo della gloria, maresciallo e duca di Danzica, e Madame Sans-Gene, che ne è diventata la moglie, si fregia naturalmente del titolo di duchessa. Caterina è però rimasta la popolana di prima e il suo contegno le ha procurato l'ostilità di tutta la Corte: lo stesso imperatore, seccato per i continui scandali e risentimenti che le topiche di lei suscitano, ridicolizzando il marito, ha imposto a Lefèbvre di divorziare e di unirsi ad una compagna degna del suo rango. Caterina è disperata, nonostante che Lefèbvre le ripeta di aver fermamente dichiarato all'imperatore che non si separerà mai da lei. Altra preoccupazione deriva a Caterina dal fatto che Napoleone sospetta il loro amico conte di Neipperg di rapporti non solo politici con l'imperatrice Maria Luisa e vuole quindi allontanarlo al più presto dalla Corte. Durante un ricevimento nel castello di Compiègne, la regina Carolina e la principessa Elisa, sorelle dell'imperatore, si prendono giuoco di Caterina che, alla fine, spazientita, inveisce contro di loro, proclamandosi fiera delle sue umili origini: ella è si stata lavandaia e vivandiera, ma si è anche coperta di gloria sui campi di battaglia, aiutando i feriti, consolando i morenti, contribuendo a costruire un regno e a dare una corona a loro che non hanno fatto che tuffare le mani nel sangue e raccoglierla. Le due dame, al colmo dell'indignazione, escono seguite dai dignitari, proprio mentre un maggiordomo annuncia che l'imperatore desidera parlare alla duchessa di Danzica. Caterina, ancora eccitata, lascia il marito con la promessa di vincere in nome del suo amore per lui.

ATTO TERZO -  Nel gabinetto privato dell'imperatore. L'incontro fra Napoleone e Caterina si svolge dapprima in un'atmosfera di grande freddezza: l'imperatore, col peso della propria autorità, esige che la donna divorzi e lasci una vita per la quale non è adatta. Ma Caterina si fa ben presto riconoscere: è Madame Sans-Gene, la buona e generosa vicina che ha tanto aiutato il povero, affamato ufficialetto d'artiglieria Bonaparte negli anni ormai lontani della giovinezza. Napoleone ricorda e si commuove tentando anche di iniziare una serrata corte a Caterina, che però ora lo respinge con decisione. È certa della benevolenza dell'imperatore, e questo le basta. Un avvenimento improvviso viene ad interrompere il colloquio: il conte di Neipperg si è fatto sorprendere mentre, introdotto da una dama, stava per entrare nell'appartamento dell'imperatore. L'ira di Napoleone esplode tremenda: egli ingiuria e degrada l'ufficiale, ordinando poi un sommario giudizio che si conclude con la condanna alla fucilazione. Caterina è atterrita: dovrà essere proprio Lefèbvre a comandare il plotone di esecuzione per il loro amico Neipperg. Ma tutto si risolve per il meglio: un documento, che Madame Sans-Gene con uno stratagemma riesce a carpire a Maria Luisa, svela che i rapporti fra l'imperatrice e Neipperg erano del tutto innocenti. Napoleone annulla la sentenza di morte, contentandosi che il conte ritorni a Vienna. Caterina ha trionfato su tutta la linea: è ormai l'alba, e ha inizio la caccia indetta dall'imperatore, che vi si reca dando il braccio a Madame Sans-Gene, ancora, e per sempre, duchessa di Danzica, sotto gli sguardi allibiti delle principesse reali e del loro seguito. Lefèbvre, felice e soddisfatto, segue quella moglie un po' troppo vivace ma straordinariamente intelligente e scaltra.

Nella fotografia Umberto Giordano e Renato Simoni ai tempi di Madame Sans-Gene.

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