Maschere nude (1995) – Compagnia “I Guitti”

La Compagnia de “I Guitti” diretta da Adolfo Micheletti presenta:

Maschere nude. La farsa, la morte e l’ombra (1995)

Da Luigi Pirandello

  • Interpreti principali: Adolfo Micheletti, Calogero Arrigo, Luciano Micheletti, Luciana Zampieri, Patrizia Bellieni
  • Elaborazione e riduzione: Nadia Buizza
  • Scene e Costumi: Giacomo Adrico
  • Regia: Gian Giacomo Colli

 

Fotografie di Elia Riva

Link Wikipedia

Foto di scena

Programma di sala (pagine 28)

  • Seduti al “Caffè Pirandelllo”
  • Cecè – L’uomo dal fiore in bocca – Bellavista
  • Note di regia (G.G. Colli)
  • I guitti
  • Foto di scena di Elia Riva
Note di regia

Decisamente desolata è dunque la visione pirandelliana della vita, una visione dove tragico e comico si mescolano in un grottesco che ora sfiora il dramma e ora piega verso la risata. Quindi: comicità, tragedia e poi fusione di entrambe in un moto più alto che poi è l’Umorismo. Questo è anche il percorso dei “Sei personaggi”: da un inizio comico e reale (la Compagnia prova “Il giuoco delle parti”) a un finale dove questo concetto del “reale” viene messo in discussione: tra gli attori della Compagnia dilaga infatti l’atroce dubbio se si tratti di finzione o di realtà; tale dubbio si traduce visivamente nelle “ombre” dei personaggi, mentre l’angosciosa conflittualità che questo dubbio porta in sé, viene espressa attraverso la risata finale della Figliastra. È un finale in cui si fondono farsa e tragedia, visioni espressioniste e senso del grottesco, secondo un processo di “rovesciamento” molto congeniale a Pirandello. Lo spettacolo costruito sui tre atti unici “Cecè”, “L’uomo dal fiore in bocca”, “Bellavista”, propone, anche se in termini volutamente più didascalici, un percorso, un rovesciamento simile: dall’inizio – con la voluta, smaccata comicità di Cecè – si passa al dramma de “L’uomo dal fiore in bocca”, solo davanti alla morte (e se in Cecè predomina la farsa, la maschera in senso tradizionale, qui è la vita stessa a diventare tragica farsa) e si conclude con la buffa e tristissima, comica e penosa condizione di Bellavita, il cui scopo è quello di trasformarsi in ombra, nell’ombra del corpo del suo rivale: “l’ombra del suo rimorso”. Dalla maschera all’ombra quindi, passando attraverso la tragica coscienza di ciò che significa vivere: questo in sintesi il significato dei tre atti unici proposti con il titolo “Maschere nude”; titolo “tradizionale”, ma che nella sua paradossalità esprime sempre in modo molto efficace la tecnica pirandelliana di arrivare alla verità attraverso il suo contrario. Per questo motivo i tre testi sono stati collocati in uno spazio unico che – parallelamente all’evolversi delle risate dei tre finali in una direzione sempre più stridente – viene usato in modo diverso nelle tre situazioni: da spazio meramente teatrale – della finzione – a luogo dove si consuma il male di vivere e infine a quello della grottesca verità: il luogo dell’ombra. 

GIAN GIACOMO COLLI

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