Medea (1953) Maria Callas – Fedora Barbieri – Gino Penno

Teatro alla Scala di Milano presenta: 

Medea (1953)

Opera in tre atti di Francois B. Hoffmann - Musica di Luigi Cherubini

  • Interpreti principali: Maria Meneghini Callas (Medea) Fedora Barbieri (Neris) Gino Penno (Giasone) Giuseppe Modesti (Creonte)
  • Maestro Concertatore: Leonard Bernstein
  • Regia: Margherita Wallmann
  • Maestro del coro: Vittore Veneziani
  • Bozzetti e figurini: Salvatore Fiume
  • Direttore allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

Link Wikipedia

Programma di sala (pagine 48)
  • La rivoluzione di Medea (Giulio Confalonieri)
  • Bozzetti dellle scene
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie
L'argomento

Atto primo - A Corinto, esterno della reggia di Creonte.

La nave «Argo» è ritornata dalla Colchide, dove Giasone e gli Argonauti conquistarono e riportarono a Corlnto il vello d'oro. L'impresa venne favorita da Medea, figlia di Oete, sacerdotessa e maga, la quale, invaghitasi di Giasone, si giovò delle sue arti per difenderlo e addormentare il drago custode del trofeo, e quindi fuggì insieme a lui. Ora Medea è con Giasone, e con i due figli avuti da lui, a Corinto, mentre stanno per celebrarsi le nozze di Giasone con Glauce, la figlia di Creonte. Glauce è in preda a tristi presagi, e invano le ancelle cercano di consolarla; prevede che Medea non si rassegnerà all'abbandono e, conoscendone le arti infernali, ne teme la vendetta. Creonte rassicura Giasone che, qualunque cosa accada, egli proteggerà e custodirà i figlioli avuti da Medea. Gli Argonauti rendono omaggio al re ed alla principessa presentando loro il vello d'oro; si inneggia alle nozze, ma Glauce non riesce a fugare i suoi terrori. Il capo delle guardie viene ad annunciare che una donna di aspetto misterioso, il volto nascosto da un fitto velo, è alle soglie del palazzo in attitudine minacciosa. Si tratta di Medea che viene a chiedere conto dell'offesa; Creonte la scaccia, dannandola a morte e ordinando che la si imprigioni; gli Argonauti vorrebbero avventarsi contro di lei, il popolo sente incombere una sciagura. Medea trova modo di restare sola con Giasone, gli ricorda invano un passato che egli aborre, e minaccia la più orribile vendetta.

Atto secondo - Un'ala del palazzo di Creonte; un vasto porticato conduce al tempio di Giunone.

Medea si aggira sempre agitata e furente; Creonte le ha ingiunto di abbandonare il suo regno se vuole salva la vita, il popolo esige che essa paghi con il sangue i delitti commessi. Inutilmente la fida ancella Neris le segnala il pericolo e la scongiura di sottrarsi alla furia delle genti di Corinto. Essa attende Creonte, il quale le rinnova il comando di andarsene per sempre; tenta di commuoverlo con false lusinghe, assicurando che scorderà il menzognero giuramento di Giasone e, presenti i guerrieri accorsi, scongiura il re di concederle asilo ancora per un giorno, perchè possa trascorrerlo con i figli. Le viene accordato, ma Giasone, che ha in custodia i figli, si rifiuta dapprima di concederle quegli innocenti. Una schiera di sacerdoti esce dal tempio ed attraversa la scena. Giasone si intenerisce al pensiero del prossimo rito che il re celebrerà all'altare, e non si oppone a che Neris porti a Medea i figliuoli. Creonte, Giasone, Glauce, sacerdoti, guerrieri, donne, uomini si avviano in corteo al tempio, uscendone poi dopo la celebrazione delle nozze. Medea, che ha deciso di inviare in dono a Glauce un diadema ed un peplo dotati di potere infernale, si slancia verso l'ara, ne strappa una face e, uscendo con Neris, agita la fiaccola che lascia nell'aria un solco di fuoco.

Atto terzo - Cessato un uragano ecco Neris e i due figli i quali hanno recato alla reggia il diadema ed il peplo destinati a Glauce; Medea li ferma, armata di pugnale e decisa ad ucciderli per vendicarsi in loro del padre. Essi corrono ad abbracciarla, ed allora il pugnale le cade di mano. Ma intanto nella reggia, dalla quale giungono grida di dolore e d'ira, il triste evento si è compiuto; Glauce è morta, uccisa dai doni fatali di Medea. Giasone la piange amaramente, il popolo inferocito chiede la morte della maga, frattanto rifugiatasi nel tempio. Ne uscirà, circondata da tre Eumenidi, brandendo il pugnale insanguinato, e Neris annuncerà che essa ha compiuto la strage dei figli. Giasone inorridisce, annientato dal dolore, mentre Medea gli grida che la sua ombra lo aspetterà presso lo Stige. Ha frattanto appiccato il fuoco al tempio, dal quale esce una grande vampa, propagandosi rapidamente a tutta la scena; in quella vampa Medea scompare e, mentre il tempio crolla, tutti fuggono in preda al terrore.

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