Mignon (1958) Giulietta Simionato – Gianni Raimondi

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Mignon (1958)

Dramma lirico in tre atti di Michel Carrè e Jules Barbier. Traduzione di G. Zaffiro. Musica di Ambrogio Thomas

  • Interpreti: Giulietta Simionato (Mignon) Gianni Raimondi (Guglielmo) Eugenia Ratti (Filina) Giuseppe Modesti (Lotario) Stefania Malagù (Federico) Franco Ricciardi (Laerte) Silvio Maionica (Giarno)
  • Maestro Concertatore: Gianandrea Gavazzeni
  • Regia: Franco Zeffirelli
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Coreografie: Ugo Dell'Ara
  • Bozzetti e Figurini: Lila De Nobili
  • Direttore allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 24)
  • Da Goethe a Thomas (Eugenio Montale)
  • L'argomento
  • Gli interpreti
  • Fotografie
  • Prima rappresenazione 11 gennaio 1958

L'argomento

ATTO PRIMO. Nel cortile di una locanda tedesca un vecchio cantastorie, Lotario, piange la figlia scomparsagli tanti anni prima. Arriva un carrozzone di zingari e il loro capo, Giarno, invita Mignon a danzare, ma essa si rifiuta dopo che Filina, una frivola attrice che assiste allo spettacolo assieme al suo compagno Laerte, l'ha offesa. Giarno la minaccia con il bastone ma a difenderla interviene Guglielmo Meister, un ricco studente viennese. Filina si sente subito attratta dal generoso cavaliere ehe la ricambia d'eguale ammirazione, nonostante che Laerte lo metta in guardia dalle facili seduzioni dell'attrice. Mignon a sua volta ringrazia Guglielmo e gli racconta il poco che sa della sua infanzia vissuta in una terra lontana, sotto un cielo di porpora e dall'eterna primavera, dove fu rapita da sconosciuti, i quali poi la vendettero agli zingari. Il giovane, commosso, la riscatta da Giarno. Mignon è felice, e tolta l'arpa a Lotario gli canta una nostalgica canzone che riaccendc nella sua mente strane, confuse memorie; quindi scongiura Guglielmo, suo nuovo padrone, di portarla dovunque egli andrà. Filina, Laerte e la loro compagnia sono chiamati a recitare nel vicino castello del barone di Rosemberg. Un nipote del barone, Federico, ha raggiunto Filina per la quale spasima: essa ancora una volta lo delude, e ne esaspera la gelosia presentandogli Guglielmo come suo rivale. I comici si avviano, dopo che Guglielmo ha promesso a Filina di ritrovarsi al castello, e dopo un patetico addio agli zingari di Mignon che ha ottenuto di seguire Guglielmo.

ATTO SECONDO. Primo quadro. Nel castello Rosemberg. Filina sta preparandosi alla recita del scespiriano Sogno d'una notte d'estate mentre Laerte la distrae con i suoi motti. Entra Guglielmo. Con lui, in veste di paggio, è Mignon, e Filina non manca di beffarsi delle premure di cui egli la fa oggetto. Mignon finge di assopirsi e così può spiare ogni mossa di Guglielmo: le sue ardenti dichiarazioni a Filina la turbano profondamente. Rimasta sola, curiosa dei segreti con i quali Filina si fa bella, si acconcia, si trucca davanti allo specchio e infine si lascia tentare da una esplorazione nella guardaroba. Frattanto Federico, risoluto a vincere il cuore di Filina, è penetrato nella stanza: Guglielmo stupisce di sorprendervelo, corre qualche parola, poi mettono mani alle armi, ma la riapparizione di Mignon, con indosso un abito di Filina, scongiura il duello. Guglielmo disapprova il travestimento di Mignon, la rimprovera e nuovamente tenta di persuaderla a partire, assicurandola che non mancherà mai di vegliare su di lei. Mignon, convinta che sia Filina ad imporre la loro separazione, respinge il denaro che Guglielmo le offre, e quando sopraggiunge l'attrice guidata da Federico, si strappa i merletti di cui si era adornata e se ne va; riprenderà i suoi cenci di zingarella e il suo triste mestiere di danzatrice di strada. Per Filina è chiaro che Mignon agisce così perché è gelosa. Per Guglielmo è la rivelazione dei veri sentimenti che la fanciulla nutre per lui.

Secondo quadro. Mentre la serata al castello è in pieno svolgimento, Mignon si aggira nel parco disperata e matura propositi di suicidio. Lotario fa in tempo a trattenerla e la conforta. Dai saloni illuminati si ode l'eco degli applausi e Mignon invoca che un turbine di fuoco distrugga il luogo dove si acclama la perfida Filina. Gli invitati escono e festeggiano l'attrice trionfante. Guglielmo cerca Mignon. Lotario intanto ha deciso di tradurre in realtà la maledizione di Mignon e ha appiccato l'incendio al castello. Filina, scoperta Mignon, le chiede una prova del suo zelo: corra a rintracciare nel teatro un mazzolino di viole donatole da Guglielmo, che ha smarrito. Mignon non esita a slanciarsi. L'allarme si diffonde; il castello è in fiamme, Guglielmo si fa largo tra la folla sbigottita e Lotario domina il tumulto intonando una sua canzone. Guglielmo non tarda a ritornare sorreggendo Mignon esanime ma salva.

ATTO TERZO. In una signorile dimora sulle rive del Lago di  Como, dove Guglielmo e Lotario hanno condotto Mignon perché si ristabilisca in salute. E la villa Cipriani, il cui proprietario l'abbandonò, la mente sconvolta, dopo la scomparsa della sua bambina e la morte della moglie per il dolore. Guglielmo l'acquisterà. All'udire il nome dei Cipriani Lotario trasale. Al tempo stesso, la vista di una porta, che è chiusa da quindici anni, è come uno spiraglio di luce nelle tenebre del passato. Egli varca quella soglia. Pure Mignon ravvisa a poco a poco nell'ambiente quello familiare della sua infanzia e si sente nascere a nuova vita. Guglielmo, ormai certo del suo amore, le rivela che anch'egli l'ama. Per un momento la voce di Filina turba la loro serenità. Mignon sviene. Quando si rià, ecco Lotario, restituito alla ragione e vestito riccamente, avanzare annunciando che lì tutto gli appartiene e recando un cofanetto dove sono custoditi una cintura ricamata, un piccolo monile di corallo ed un libro di preghiere che furono di sua figlia Sperata. Il nome, gli oggetti risvegliano i ricordi di Mignon, che si riconosce figlia di Lotario, cioè del conte Cipriani. Vinta dall'emozione si abbandona felice tra le braccia del padre ritrovato e dell'uomo che la farà sua sposa.

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