Non si può mai sapere (1986) Ernesto Calindri – Olga Villi

Claudio Scaffidi presenta:

Non si può mai sapere (1986)

Di George Bernard Shaw

  • Interpreti principali: Ernesto Calindri, Olga Villi, Luigi Pistilli, Antonio Fattorini, Patrizia Milano
  • Traduzione e adattamento: Luigi Lunari
  • Musiche: Pino Calvi
  • Scene: Eugenio Guglielminetti
  • Costumi: Luisa Spinatelli
  • Regia: Lamberto Puggelli

 

Fotografie di Luigi Ciminaghi

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Foto di scena

Programma di sala (pagine 16)

  • Perché non dirlo (Scaffidi – Puggelli – Lunari)
  • George Bernard Shaw (Enrico Groppali)
  • Impegno e poesia del teatro brillante
  • Fotografie di Luigi Ciminaghi
Perché non dirlo

Perché non dirlo, visto che accade tanto di rado da costituire – quando accade – “notizia”? E visto che una volta tanto la cosa trova concordi Impresario e Regista – per solito aggrappati agli opposti capi del tiro alla fune – e che l’Autore stesso si è premurato, con una telefonata psichedelica all’umile e sottoscritto traduttore, di manifestare un suo entusiastico assenso? Diciamolo dunque: ecco una compagnia simpatica, allegra, cordiale, ed anche “bella a vedersi”. Paragoniamone l’immagine a quelle che altre volte si vedono, pubblicate dai giornali, sotto il titolo “Si è riunita ieri la compagnia…; nelle quali il primattore ha già dipinta sul volto tutta la sofferenza di un’interpretazione che i critici dovranno poi definire profonda o, per l’appunto, sofferta. O le grandi foto a piena pagina delle riviste o delle commedie rivistaiole, dove tutti spalancano la bocca in un sorriso da orecchio a orecchio, a sessantaquattro denti come minimo, esibendo un’allegria tanto assoluta quanto forzata, che non sempre si comunica però allo spettatore durante lo spettacolo. Qui, siamo in un’equa via di mezzo, o così almeno ci pare. Non vi è né tormento né esteriore “uah uah uah” con pacche sulle ginocchia. L’immagine è quella di un divertimento all’insegna della simpatia, all’antica italiana, o meglio ancora all’antica europea. I meno giovani tra il pubblico ricorderanno quei manifesti dai quali ci venivano incontro, a braccetto e con allegro passo, i Cimara-Sabatini-Volpi-Adani-Zoppelli-Calindri-Villi… Bene: il clima è quello, quella è l’immagine. Calindri-Villi, abbiamo detto? Eccoli qui, per l’appunto, ad aprire la locandina e a dare il “là” all’impresa. Ernesto Calindri (non dovrebbe essere giovanissimo: è sulla scena da sempre, e recita ormai con suo figlio!) è l’esponente più classico di un teatro di intelligente divertimento e di straordinario stile. Quando sembrava che se ne fosse perso lo stampo è stato perfettamente in grado di cimentarsi in Shakespeare, Molière, Pirandello… ma in questo Shaw – che peraltro ha già recitato, in altro ruolo, quando l’Italia era un sogno e al posto di Craxi c’era Mussolini – ha modo di tornare a quel suo classico e inimitabile modo d’essere. Olga Villi (più giovane di lui, così come sempre le donne sono più giovani degli uomini) fu la straordinaria «prima attrice brillante» degli anni ’50, dopo di che fu madre di famiglia, tornando al teatro per rare ed eccezionali imprese: Fedra nel grande scenario di Siracusa, primattrice nel colto e à la page Teatro Stabile di Genova. AI loro fianco – tertius inter pares – Luigi Pistilli col suo travolgente spiritaccio. Chi lo ha visto di recente, nel Genio con Albertazzi o in un altro Shaw accanto a Anna Proclemer, può darsi non sappia che egli ha un suo curioso “record” nella storia del teatro: prese parte, nel lontano 1945, al primo spettacolo brechtiano di Giorgio Strehler: un’edizione quasi clandestina dell’austera Linea di condotta. Nei ruoli dei personaggi attorno ai quali si svolge principalmente la vicenda di Non si può mai sapere, ecco Antonio Fattorini e Patrizia Milani, a comporre una coppia di classici “attori giovani”, belli e simpatici come da contratto. Fattorini non è nuovo a Shaw (Le case del vedovo del Piccolo di Milano), ma anche lui ha saggiato le ombrose profondità shakespeariane del Re Lear di Strehler o del recente Otello di Enrico Maria Salerno. Patrizia Milani, (anche lei deve a Shaw il grande successo di Pigmalione), giunge al ruolo di questa tipica eroina shawiana dopo essere stata nientemeno che la Signorina Giulia di Strindberg: uno strano e stimolante accosta mento tra due donne di un identico momento storico. “Gli altri” – come scrivevano un tempo i critici in coda alle cronache teatrali – hanno anch’essi una piccola o già grande storia alle spalle, e tutto il futuro davanti, e di qualcuno sentiremo senz’altro parlare ancora, e non più tra «gli altri». Vi sono anzitutto i due “figli d’arte”: Gabriele Calindri e Stefania Graziosi, il primo impegnato anche nella ricerca, attore e regista aperto alle più audaci esperienze dell’avanguardia; la seconda già entrata a far parte di spettacoli importanti come La grande magia di Eduardo per la regia di Strehler, e Come prima, meglio di prima di Pirandello accanto ad Anna Proclemer. Vi è poi Tito Mangahelli, allievo di Calindri, segnalatosi al suo fianco nel recente Ma non è una cosa seria, e poi entrato nel cast di quell’eccezionale evento che è stata l’Elvira diretta e recitata da Strehler. E Benedetta Folonari, vivace interprete di quel ruolo di Cameriera, che è passaggio obbligato di chiunque si avvii al mestiere e all’arte del teatro. E – last but not least – la singolare presenza di Benito Carta, dalla precoce vocazione teatrale, momentaneamente sospesa per una lusinghiera carriera in banca, ma puntualmente ripresa dopo trentott’anni, al termine appunto di quella carriera, quando altri spesso vanno in pensione e si infilano le pantofole. Indubbiamente, una compagnia simpatica!

CLAUDIO SCAFFIDI – LAMBERTO PUGGELLI – LUIGI LUNARI

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