Non spingete, scappiamo anche noi (1968) – I Gufi

 

Non spingete, scappiamo anche noi (1968)

Di Luigi Lunari. Collaboratori Roberto Brivio e Nanni Svampa

  • Interpreti: I Gufi
  • Musiche: Lino Patruno
  • Movimenti mimici: Gianni Magni
  • Scene e Costumi: Paolo Bregni

 

Fotografie 

Programma di sala (pagine 40)
  • Non spingete (Luigi Lunari)
  • La critica - Il programma
  • Locandine dei primi spettacoli
  • Discografia de "I Gufi"
  • Fotografie

Non spingete, scappiamo anche noi

"Non spingete, scappiamo anche noi" si inserisce in quel filone antimilitarista (definiamolo genericamente così) che soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti ha avuto illustri e numerosi esempi sia nel cinema che nel teatro. Questa vasta letteratura si divide in due gruppi: dell'uno fanno parte quelle opere che colgono soprattutto l'aspetto crudele e disumano della guerra, della violenza in genere; nell'altro entrano quelle che ne colgono invece l'aspetto assurdo, il grottesco, il sostanziale ridicolo. In Italia l'abitudine di scherzare o di accusare l'esercito - che è il naturale protagonista delle guerre e l'ovvio strumento del militarismo - non ha mai avuto possibilità di mettere radici. Le ragioni possono essere varie e diverse; dire che gli americani scherzano abitualmente sul loro esercito, e che noi dovremmo poter fare altrettanto col nostro, non è una buona ragione: intanto si tratta di due eserciti assai dissimili, e poi l'esercito americano ha sempre combattuto all'estero: è facile ridere per loro! Ad ogni buon conto, questo secondo testo per i Gufi - dopo il « Non so, non ho visto, se c'ero dormivo» della scorsa stagione - si propone di fare quel che può per colmare questa lacuna. Esso però, pur muovendosi sui consueti binari della duplice denuncia comica e drammatica, presenta anche una nota inconsueta negli spettacoli di questo tipo: è cioè un testo incondizionatamente e drasticamente ottimista. Da che cosa nasce questo ottimismo? Dall'ovvia constatazione che Il Soldato - quegli cioè che dal tempo di Caino gira variamente armato a romper cose, teste e scatole - si presenta in natura frazionato in tanti uomini che, per quanto ricoperti di divisa, sono pur sempre uomini come noi; uomini che hanno fatto quello che hanno fatto, e" che magari continuano a farlo, ogni tanto, in questa o quella parte del mondo, ma che di fronte al pericolo di una guerra « seria» come quella atomica, non si lasceranno certo dominare dalla divisa e dalle abitudini. «Non spingete, scappiamo anche noi» è infatti il consolante avvertimento che i quattro soldatini, protagonisti dello spettacolo, cantano al pubblico di fronte ad un immaginare fiorire di funghi atomici; essi vogliono dire a noi, civili imbelli, che arrivati a questo punto non c'è bisogno di far pressioni di sorta, non c'è bisogno di spingere: anche loro sono in fila con noi, perchè il traguardo è lo stesso. Questo è il mio pronostico, la mia convinzione, e lo scrivo in tutte lettere senza la minima esitazione. Del resto, se un giorno dovesse risultare che ho sbagliato, nessuno sarà qui il giorno dopo a rinfacciarmelo. Con questo, gli eserciti ci sono ancora, e le guerre anche: è chiaro. E infatti lo spettacolo continua anche dopo la canzone di cui sopra, e qualcuno paga il costo della violenza. Ma neanche questo sminuisce la conclusione ottimistica: accettati i fatti di cui sopra, anche la sopravvivenza degli eserciti dovrebbe essere questione di tempo.

LUIGI LUNARI

 

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