Norma (1967) Leyla Gencer – Charles Craig

Teatro Comunale di Bologna presenta: 

Norma (1967)

Tragedia lirica in quattro atti di Felice Romani - Musica di Vincenzo Bellini

  • Interpreti principali: Leyla Gencer (Norma) Fiorenza Cossotto (Adalgisa) Charles Craig (Pollione) Ivo Vinco (Oroveso)
  • Maestro Concertatore: Alfredo Gorzanelli
  • Regia: Enrico Frigerio
  • Maestro del coro: Gaetano Riccitelli
  • Scene: Misha Scandella
  • Costumi: Aldo Carboni

 

Fotografie 

  • 1. Gencer 2. Craig 3. Cossotto 4. Vinco 5. Gorzanelli 6. Frigerio
Programma di sala (pagine 140)
  • Prima rappresentazione 12 gennaio 1967
  • La stagione lirica 1966/67
  • I singoli Spettacoli
  • Norma - Argomento - Interpreti
  • Fotografie
L'argomento

Atto primo. Nella foresta, presso la quercia sacra a Irminsul e la pietra dell'altare. È notte e al suono di una marcia religiosa sfilano le schiere dei Galli, seguite dai Druidi col loro capo Oroveso. Si attende che sorga la luna perché la figlia di Oroveso, Norma, venga a recidere il vischio e a chiedere al dio il responso di guerra contro gli odiati occupanti. Nessuno sospetta il segreto e sacrilego amore della potente sacerdotessa col proconsole romano Pollione, dal quale ha avuto due figli; e Norma a sua volta ignora che il condottiero romano, preso da una nuova passione per la giovane ministressa del tempio, Adalgisa, stia per tradirla. Norma è accolta da invocazioni di vendetta e di guerra, ma la druidessa placa le grida sediziose: "L'ora aspettate - l'ora fatal che compia il gran decreto - Pace v'intimo ... e il sacro vischio io mieto". E compiuto il rito, innalza la preghiera alla luna: " Casta Diva che inargenti - queste sacre antiche piante". Partiti tutti, s'incontrano Adalgisa e Pollione che rinnovano le reciproche profferte d'amore. Pollione annuncia ad Adalgisa il proprio richiamo a Roma e la propria determinazione di conduda con sé.

Atto secondo. Nella abitazione di Norma. La druidessa sa che Pollione deve ritornare a Roma e confida alla nutrice Clotilde la sua ansia per l'incerta sorte sua e dei figli. Viene intanto Adalgisa a confessare che ama e a chiedere alla sacerdotessa di essere liberata dai voti del tempio per seguire l'amante. Norma ha pietà della donna che soffre una pena uguale alla sua e la scioglie dai voti; quando le chiede il nome di lui, Adalgisa indica Pollione che sopraggiunge. Norma è sconvolta e Pollione ne soffre ma l'amore per Adalgisa è più forte del rimorso. Adalgisa colpita dalla rivelazione, si prostra alla sacerdotessa; dimenticherà il traditore e soffocherà il tormento perché egli ritorni a Norma e ai suoi figli.

Atto terzo. Notte, ancora nella abitazione di Norma. Un atroce pensiero domina nella druidessa. Dovrà sopportare che i figli siano condotti a Roma, schiavi di una matrigna? Meglio sopprimerli. Non le regge però l'animo di attuare il delitto. Chiama la rivale: le consegnerà i figli, poi si ucciderà. Adalgisa rifiuta. Non seguirà Pollione, resterà accanto a Norma che venera come una madre. E poiché Norma ritiene inevitabile il sacrificio, trova accenti commossi per convincerla: "Mira o Norma, ai tuoi ginocchi - Questi cari pargoletti ... ". ) Norma, toccata dalla tenera devozione di Adalgisa, piega il suo fiero orgoglio.

Atto quarto: Nella foresta il campo dei Druidi è a rumore. Oroveso annuncia che l'aborrito proconsole lascerà le loro terre, ma che gli succederà un condottiero ancora più temibile. Norma tuttavia continua a predicare pace. Il contegno della druidessa appare inesplicabile. Oroveso si arrende, consigliando però i seguaci di simulare, di "divorare in cor lo sdegno", affinché il furore avvampi più terribile quando il sacro altare darà il segno delle armi. Norma intanto si reca all'ara di Irminsul con la fida Clotilde. Non crede alla pietà di Adalgisa, non dubita che Pollione sia risoluto a trascinarla con sé a Roma e medita per entrambi la vendetta. E sia la guerra. Batte tre volte lo scudo del dio e al richiamo accorrono Oroveso, i Druidi, i Bardi e le ministresse. Norma dall'altare lancia il grido di sterminio e al suo invito risponde il coro: " Guerra, guerra! ". Chi sarà la vittima destinata al sacrificio propiziatorio? Mentre si attende la sentenza di Norma, Pollione, spintosi alle soglie del tempio per rapire Adalgisa, compare tra i soldati che lo hanno fatto prigioniero. Norma brandisce il pugnale e vorrebbe colpirlo, ma s'arresta: allontana tutti dal tempio e rimasta sola con Pollione gli impone, pena la vita, di rinunciare ad Adalgisa. Pollione rifiuta; alla minaccia di Norma di uccidere i figli s'egli non cede, il proconsole offre il proprio petto. L'ira disperata di Norma non ha più freno. Richiama la folla dei sacerdoti e dei guerrieri, ma nell'atto di lanciare l'accusa di tradimento contro Adalgisa, confessa la propria colpa: Norma è la colpevole, lei sola deve espiare. Dal coro dei Bardi e dei guerrieri prorompono la maledizione e la condanna. I sacerdoti coprono Norma di un velo nero, e la sacerdotessa, invocando il perdono del padre, si appressa al rogo. Non vi salirà sola: Pollione volontariamente la segue e la fiamma purificatrice avvolge i due amanti infelici.

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