Orfeo (1985) – Martha Senn

Teatro alla Scala di Milano presenta: 

Orfeo (1985)

Tre atti. Testo di Francesco Buti - Musica di Luigi Rossi

  • Interpreti principali: Martha Senn (Orfeo) Mariana Nicolesco (Euridice) Elena Zilio (Aristeo) Josella Ligi (Giunone - Vittoria) Giorgio Lalov (Augure) Nucci Condo (Nutrice) - Gruppo mimi di Angelo Corti
  • Maestro Concertatore al cembalo: Bruno Rigacci
  • Regia: Luca Ronconi
  • Maestro del coro: Giulio Bertola
  • Scene: Giorgio Cristini
  • Costumi: Carlo Diappi
  • Direttore allestimento: Giorgio Cristini

 

Fotografie 

  • Locandina - Bozzetti dei costumi e delle scene
Programma Edizioni Teatro alla Scala (pagine 70)
  • La stagione 1984/85
  • Il soggetto
  • Note al libretto (Edoardo Rescino)
  • Genesi o spiegazione dell'Orfeo (Franco Fabbri)
  • L'Orfeo (Rodolfo Celletti)
  • Si rappresenta dunque l'Orfeo (Maria Cantoni)
  • Luigi Rossi - cenni buografici
  • Bozzetti costumi e scene
Il soggetto

Prologo Un gruppo di assalitori e un gruppo di assaliti simulano una battaglia, un assedio. I vincitori invocano la Gloria, che appare impugnando la bandiera con il giglio d'oro, simbolo dell'invitto monarca di Francia (Luigi XIV): dominatore della terra, delle acque e anche degli abissi, e come tale simile a Orfeo.

Atto primo -  Primo quadro - Endimione, padre di Euridice, invita l'Augure a proclamare i destini della figlia nel giorno delle sue nozze con Orfeo. L'Augure invoca Giunone, e la visione di due tortorelle vittime di avvoltoi è un acerbo presagio: ma Euridice è talmente appagata nel suo amore per Orfeo, che l'annuncio la lascia indifferente, e si prepara alle nozze lietamente cantando insieme al padre e alla Nutrice. Giunge Orfeo, e la felicità di Euridice è tale che ogni infausto presagio la lascia indifferente.  - Secondo quadro - Aristeo, innamorato di Euridice, piange il proprio dolore, invano consolato da Satiro; quindi invoca Venere, la dea protettrice di suo padre Bacco, per avere aiuto. Giunge Venere, con Amore e un seguito di Grazie, e promette di aiutare Aristeo, a condizione che egli si rianimi e si faccia imbellettare dalle Grazie. - Terzo quadro - Alla presenza di Imeneo, di Giunone e Apollo, e fra gli scherzi di Momo, hanno luogo le nozze, turbate però dall'acre fumo delle faci: un cupo presagio che non vale tuttavia a turbare la felicità degli sposi.

Atto secondo -  Primo quadro - Per aiutare Aristeo, Venere si trasforma in Vecchia, e incontra Euridice che, accompagnata dalla Nutrice, si reca al tempio per invocare sollievo ai tristi presagi delle nozze. La Vecchia propone a Euridice una facile soluzione, cioè cambiare marito, e le addita l'imbellettato Aristeo, che cerca di sedurla; ma Euridice riafferma la propria fedeltà a Orfeo, e si allontana sdegnata, invano rimproverata dalla Nutrice. Satira consola Aristeo, suggerendogli di rapire Euridice durante le danze che si svolgeranno nel Giardino del Sole, mentre la Vecchia si impegna a fare intervenire il proprio figlio Amore. - Secondo quadro - Amore sta aspettando le Grazie che gli condurranno Orfeo: egli, su invito della madre Venere, deve fare in modo che Orfeo tradisca Euridice. Giunge Orfeo accompagnato dalle Grazie, che invano cercano di farlo cantare; e Amore, anziché agire secondo la volontà della madre, gli rivela le trame di Venere, e lo invita ad accorrere in soccorso di Euridice che è insidiata dalla dea trasformata in Vecchia. Mentre Orfeo si allontana, giunge la Vecchia, e le Grazie le svelano il tradimento di Amore: violenta lite tra madre e figlio, poi la Vecchia decide di tornare alle sembianze di dea, per ardire nuove e più efficaci trame contro Euridice. - Terzo quadro - Endimione e l'Augure sacrificano a Venere, ma Giunone spiega loro che Amore è passato dalla sua parte, e a questo punto è più opportuno fare sacrifici a lei stessa. - Quarto quadro - Euridice, nel Giardino del Sole, si sente sicura, protetta da Amore, ed è ansiosa di recarsi alle danze: ma viene ferita al piede da un serpente. La Nutrice grida al soccorso, ma Aristeo, sopraggiunto, non può fare nulla, impedito dalla stessa Euridice, che vuole solo l'aiuto di Apollo, e muore invocando il nome dello sposo. Apollo, sopraggiunto, non può far altro che piangere la morte di Euridice, ed esprimere la speranza che il figlio Orfeo possa sottrarla agli inferi.

Atto terzo -  Primo quadro - Orfeo piange Euridice, e invoca le Parche, affinché ridiano vita alla sposa. Esse non possono aiutarlo, ma gli suggeriscono di andare nel regno di Plutone, per cercare di commuovere il re degli inferi la cetra e col canto; e gli indicano la via. - Secondo quadro - Endimione e la Nutrice piangono la morte di Euridice, invano consolati dall'Augure, il quale non ha perso la speranza nella pietà del cielo. - Terzo quadro - Aristeo, stravolto per il dolore, incontra l'Ombra di Euridice, e chiede invano di essere ucciso: egli invece dovrà scontare il proprio peccato continuando a vivere, ma privo di ragione. Infatti, al sopraggiungere di Satiro e Momo, egli mostra i segni della pazzia, scambiando il primo per Euridice, e Momo per la Nutrice, e chiamando se stesso Pitone; quindi canta una canzone, accompagnato ridicolmente dai due uomini; infine si getta da un precipizio. - Quarto quadro - Giunone ha convocato la Gelosia e il Sospetto, e li invia alla Reggia di Plutone: la loro missione è di ingelosire Proserpina nei confronti di Euridice, per fare in modo che ella possa abbandonare il regno degli inferi. La Gelosia e il Sospetto si allontanano, e giunge Venere trionfante per la morte di Euridice. Giunone ride della soddisfazione della rivale, e le annuncia che Orfeo rapirà la sposa; Venere controbatte, dicendole che la farà nuovamente morire: il dialogo degenera in litigio. - Quinto quadro - La Gelosia e il Sospetto sono nel Regno di Plutone, e si preparano all'azione. Incontrano Proserpina, che esalta il proprio amore per l'orrido consorte, ed essi la mettono in guardia: Euridice è troppo bella, e Plutone se ne potrebbe innamorare, quindi sarebbe meglio lasciarla tornare sulla terra. Giunge Plutone, che sta rimproverando Caronte: egli vorrebbe lasciare entrare un vivente, ma le regole vi si oppongono. Caronte insiste, dicendo che lo sconosciuto canta e suona mirabilmente, e anche Proserpina, istigata dalla Gelosia e dal Sospetto, si unisce a Caronte. Infine Plutone acconsente. Orfeo sopraggiunge cantando, e chiede la sposa; Plutone ne è commosso e gliela concede, a condizione che egli, nel portarla via, non la guardi. Giunge Euridice, e segue Orfeo che si allontana. Ma Caronte annuncia che Orfeo non è stato ai patti, e la sposa è stata riportata nel regno dei morti. - Sesto quadro - Le Baccanti cantano e danzano insieme a Bacco; giunge Venere, che vuole vendetta per la morte di Aristeo. Bacco invita le Baccanti a far strage di Orfeo, e perché la vendetta sia più crudele, esse devono prima inebriarsi di vino. -  Settimo quadro - Orfeo piange il definitivo distacco da Euridice, e le Baccanti, sopraggiunte, lo uccidono. Giove dichiara che la cetra di Orfeo sia eternamente glorificata nei cieli. 

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