Orfeo ed Euridice (1996) Bernadette Manca di Nissa – Katia Ricciarelli

Teatro Massimo di Palermo al Politeama Garibaldi:

Orfeo ed Euridice (1996)

Azione teatrale per musica in tre atti di Ranieri de' Calzabigi. Musica di Cristoph Willibald Gluck

  • Interpreti: Bernadette Manca di Nissa (Orfeo) Katia Ricciarelli (Euridice) Daniela Mazzucato (Amore). Orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro Massimo
  • Maestro direttore: Karl Martin
  • Regia: Alberto Fassini
  • Maestro del coro: Fulvio Fogliazza
  • Coreografie: Joseph Russillo
  • Scene e Costumi: Pasquale Grossi
  • Direttore allestimento: Sergio Rubino

 

Programma di sala (pagine 78)
  • La "riforma" di Cluck e Calzabibi (Roberto Pagano)
  • Dalle stelle allo Stahl (G. Gualerzi)
  • Biografia essenziale
  • Il libretto
  • L'argomento
  • Gli interpreti
L'argomento

Atto Primo " ... Ad alzarsi della tenda al suono di mesta sinfonia si vede occupata la scena da uno stuolo di Pastori e Ninfe seguaci di Orfeo, che portano serti di fiori e ghirlande di mirto, e mentre una parte di loro arder fa dei profumi, incorona il marmo, e sparge fiori, intorno alla tomba, intuona l'altra il seguente Coro, interrrotto da lamenti d'Orfeo, che disteso sul davanti sopra d'un sasso, va di tempo in tempo replicando appassionatamente il nome di Euridice, (didascalia originale di Ranieri de' Calzabigj). Orfeo interrompe la mesta trenodia, congedando i compagni: desidera rimanere solo col proprio dolore. Dopo aver meditato alquanto sulla sventura che lo ha colpito, e fatta partecipe la natura dei propri lamenti, il cantore tracio, in aperta sfida agli dèi, si dichiara pronto a discendere nell'Averno per trarvi la sposa, senza la quale non potrebbe vivere. Appare Amore, che annuncia il volere di Giove: impietosito, il signore dell'Olimpo permette a Orfeo di varcare da vivo le onde di Lete: se riuscirà a placare col proprio canto le divinità infere, potrà riottenere Euridice. Per tale impresa, una sola condizione è richiesta: finché non sarà uscito definitivamente dai regni sotterranei, Orfeo non potrà rivolgere lo sguardo alla sposa, né rivelarle tale divieto; qualora ciò avvenisse, egli perderebbe di nuovo, e questa volta per sempre, Euridice. Pur comprendendo quanto gli sarà difficile osservare la condizione impostagli, Orfeo si affretta a compiere la temeraria impresa.

Atto Secondo "... Appena aperta la scena al suono di orribile sinfonia comincia il Ballo di Furie e Spettri che viene interrotto dalle armonie della lira d'Orfeo, il quale comparendo poi sulla scena tutta quella turba infernale intuona il seguente [Coro].' Le divinità d'Averno adirate cercano di ostacolare il passo al mortale temerario che ha osato avventurarsi  - sull'orme d'Ercole / E di Piritoo; ma Orfeo a poco a poco le placa col suo canto accorato, accompagnato dal suono della lira. Alla fine. "Cominciano a ritirarsi le Furie ed i Mostri e dileguandosi per entro le scene, ripetono l'ultima strofa del Coro; che continuando sempre frattanto, che si allontanano, finisce in un confuso mormorio. Sparite le Furie, sgombrati i Mostri, Orfeo s'avanza nell'inferno."

Orfeo, giunto negli Elisi, contempla estasiato la sovrannaturale bellezza di quanto lo circonda. Gli si fa incontro una schiera di Spirili beati che intrecciano danze e intonano canti; quindi,  "Da un coro di Eroine vie n condolla Euridice vicino ad Orfeo, il quale senza guardarla, e con atto di somma premura la prende per mano. e la conduce subito via. Sèguita poi il Ballo degli Eroi ed Eroine, e si ripiglia il canto del Coro, supposto continuarsi sino a tanto che Orfeo ed Euridice non sono affallo fuori degli Elisi."

Atto Terzo Orfeo si affretta a lasciare i regni inferi, sempre conducendo per mano Euridice, e senza voltarsi a guardarla. Dopo la prima sorpresa, la rediviva incomincia ad assillare lo sposo di domande: come e per qual prodigio è potuta ritornare alla luce del giorno? E perché tanta ansiosa fretta in Orfeo, che neppur si degna di rivolgerle uno sguardo? Costretto dal divieto divino, il cantore non può che dare risposte oscure ed evasive, acuendo la femminile ombrosità di Euridice, la quale, sempre più sorpresa e amareggiata del comportamento, per lei incomprensibile, di Orfeo, provoca una logorante schermaglia che ha conseguenze fatali: esasperato, Orfeo alla fine si volge a guardare Euridice, e questa all'istante spira ai suoi piedi. La legge divina è violata, ed Euridice irrimediabilmente perduta. Invocando il nome della sposa, Orfeo decide di raggiungerla per sempre dandosi la morte. Ma interviene, ancora una volta, Amore: gli dèi, commossi da un tale esempio d'amore, hanno revocato la legge; Euridice, risorta, vivrà accanto al suo Orfeo.

"Magnifico tempio dedicato ad Amore." Circondati da uno stuolo di Eroi, Eroine, Pastori e Ninfe che inneggiano al ritorno in vita della fanciulla, Orfeo, Euridice e Amore celebrano con Cori e Danze il trionfo dell'amore e della bellezza sulla morte.

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