Premio Dino Ciani per giovani pianisti (1983)

Teatro alla Scala di Milano presenta dal 14 al 25 giugno:

Premio Dino Ciani (1983)

4° Concorso internazionale per giovani pianisti

  • Concorrenti ammessi: Adele Arno - Dam Atanastu - Giovanni Umberto Battel - Muriel Ellane Chemin - Mario Dalbesio - Isabelle Delacre - Lazlo Erdelyl - Anne Fawaz - Bernard Godeaux - Lynne Haeseler - Ayumi Ichino - Akira Imal - Ingrid Jacoby - Hirotoshi Kasal - Tomoko Kato - Cristina Kiss - Andrea Lucchesini - Jean Mark Luisada - Benedetto Lupo - Noemi Maczelka - Valdemar Malicki - Sergio Melardi - Kazuko Nakagawa - Mayumi Oda - Benjamin Pasternack - Ursel Quint - Stefano Ranieri - Marco Rapattoni - James Raphael - Simone Santoro - Massanori Sasaki - Carlo Josè Seno - Takahiro Seki - Rita Sin - Janusz Skowron - Thomas Tirino - Miyuki Yamoaka - Chieko Yokoyama - Adrian Vasilache

 

Alcuni partecipanti:

1. Arnò 2. Dalbesio 3. Godeaux 4. Ichino 5. Lucchesini 6. Luisada 7. Malicki 8. Vasilake

Programma di sala (pagine 64)
  • I fondatori del Preimio Ciani
  • Giuria del Premio Ciani 1983
  • Dino Ciani (Duilio Courir)
  • Regolamento
  • Elenco dei concorrenti ammessi
  • I singoli concorrenti
  • Fotografie

ll cammino di questo premio intitolato a Dino Ciani si inizia nel segno dell'amicizia ferita dalla scomparsa del giovane artista. E' un aggancio naturale, in questo come in altri casi, denso di contenuti emotivi che si stempera lentamente in una fedeltà compresa da pochi. Gli esempi non mancano. Ricorderemo il premio Thibaud-Long, il premio Haskil, quello Cantelli e Mitropoulos, fra i più insigni. Con il trascorrere degli anni all'emozione ben presertte nella prima prova, si sostituiscono nella fisionomia del premio altri fatti: la giuria, l'entittà delle cifre in palio, il numero dei concerti a disposizione del vincitore, la fama dell'istituzione che lo organizza. A guardar bene molti di questi elementi sono presenti attualmente nel premio Ciani. Basterà appena osservare che ad organizzarlo è praticamente La Scala, che la giuria ha un grado di serietà e di prestigio dificilmente superabile e che il cachet per il vincitore non è certo trascurabile. Eppure il fascino del premio Ciani, senza voler diminuire gli altri fattori, è ancora fortemente legato alla memoria di questo giovane pianista stroncato da un incidente banale sei anni fa nel cuore della vita e della sua intrepida, perpetua ricerca interpretativa alla quale aveva impresso da ultimo un'accelerazione forse presaga dell'appuntamento fatale. Il filo che lega la società musicale a Dino Ciani non è ancora spezzato ed anzi diremmo che esso si rinsalda attraverso una ricerca ed una diffusione delle sue esecuzioni, materiale insostituibile a chi voglia porsi oggi il problema delle sue interpretazionì. Il catalogo non è lungo purtroppo e può entrarvi anche qualche numero di non eccelso livello, ma è indicativo dello stile che egli aveva raggiunto nei suoi ultimi mesi di vita.  La ricognizione sul concorso pianistico ci riconduce ancora una volta dunque al cuore del discorso: a Dino Ciani appunto ed alla sua personalità. Egli non era di quegli artisti che cercano ai propri problemi delle vie di sicurezza, ma neppure di quelli che tentano la soluzione diretta forzando i tempi. Dino aveva un rapporto segreto e lungo con i testi musicali, proiezione di una sensibilità che vagava in tutte le direzioni e che procedeva per analisi minuziose, per accelerazioni imprevedibili, per sguardi taglienti. L'equilibrio raggiunto in certe interpretaziotti, i Notturni di Chopin, Weber, la Winterreise scuberiana era la somma di molte tensioni che agitavano nel sottosuolo inquieto della sua personalità. Non ci sembra che in lui ci fosse la mira esatta una volta per tutte di certi ideali interpretativi. Neppure Cortot si può definire un maestro decisivo per Ciani. C'è uno spiegarsi eloquente nel pianismo di Cortot che Dino sicurantente non amava. In realtà è difficile tracciare un profilo storico preciso di Dino Ciani. Quello che sappianto è che la sua personalità arrivava attraverso gli strumenti operativi, attraverso il passaggio di ore e ore al pianoforte o nella lettura musicale dappertutto. Era un musicista fatto di cose sovrapposte, e c'era in lui qualcosa che lo avvicina alla personalità complessa di un Bernstein, un musicista che esalta fino all'esibizione dandistica l'elemento capriccioso della verità musicale. Altri pianisti possiedono una squadratura riassuntiva perentoria. A Ciani non mancava la disciplina della scuola, ma quando lo si ascoltava nei momenti più felici sembrava anzitutto che fosse la musica a correre dietro a lui invece che lui dietro alla musica.

Milano. 1 Giugno 1980

Duilio Courir

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