Proscenio 1934 Numero 07 – Il Miracolo dei tre pellegrini di Val Gardena

Luglio 1934 - Anno I - Numero 7

PROSCENIO - Rivista del teatro italiano

Direttore responsabile Guido Giannini - Direttore tecnico Carlo Trabucco - Casa Editrice Giannini 26 Borgo San Giacomo Firenze

  • In questo numero (articoli principali):
  • IL MIRACOLO DEI TRE PELLEGRINI DI VAL GARDENA rappresentazione Sacra del Secolo XV adattata al teatro moderno da Guido Battelli - Il becchino e le marionette (di Tracar) - Variazioni sul tema (di E. Lucatello) - Cronaca e Notizie: la "Passione" di Sordevolo (di Germano Caselli)

 

Il Miracolo dei tre pellegrini di Val Gardena

Questa leggenda riproduce nei suoi tratti essenziali quel MIRACOLO DEI TRE PELLEGRINI, che l'Emiliani Giudici aveva inserito nell'appendice alla sua storia del teatro italiano e che il D'Ancona accolse poi nel III volume delle sue Sacre Rappresentazioni (Firenze 1875). Noi l'abbiamo localizzata in Val Gardena, valendoci della tradizione orale ancor vivente in Ortisei, dove si mostra il palazzotto del Conte di Stattenecke e la Chiesa di San Giacomo da lui eretta in memoria della grazia ottenuta. La storia del miracolo è rappresentata sulle pareti di questa chiesa, mèta di devoti pellegrinaggi. San Domingo de la Calzada da, dove accadde il portento, è un villaggetto dei Pirenei, oltre il passo di Roncisvalle, e prende questo nome da un tratto di strada selciata di pietre, all'uso degli antichi Romani. Il testo ladino della leggenda venne pubblicato da Leo Runggaldier nel volumetto - Stories i Ciantes por Kei de la Gherdeina - (Innsbruch 1921), tradotto e messo poi in relazione con la tradizione giacobea in un mio saggio: La leggenda di San Giacomo in Val Gardena, pubblicato nel "Giornale Dantesco" dell'Olschki (Firenze 1923). A spazieggiare la scieneggiatura, vagamente e appena rudimentalmente accennata nell'originale, furono necessarie modificazioni e aggiunte. Per quest'ultime si è ricorso, fin ch'è stato possibile, a rappresentazioni coeve alla nostra, la quale può essere assegnata alla seconda metà del Quattrocento.  Abbiam cercato di lasciare alla verseggiatura la sua patina popolareggiante, onde il lettore non si meravigli di certe espressioni curiose e di certe ingenuità a cui la scena moderna non è più abituata, nè resti contrariato dalla prosodia dei versi spesso claudicanti e dalle assonanze che tengon luogo della rima perfetta. Nata dal cuore del popolo, la Sacra Rappresentazione, al pari della laude, deve rimanere fra il popolo: se va per le case dei signori e s'agghinda di gale, si snatura e il suo spirito si ghiaccia. Per questo medesimo motivo ci è parso inutile aggiungere note erudite: solo ricorderemo che grandissima era nel M. Evo la devozione per San Giacomo, "il Barone per cui laggiù si visita Galizia", come Dante stesso afferma nel 40° capitolo della Vita Nova. La città di Campostella, gremita di chiese, di conventi e d'ospizi per i pellegrini, è sorta intorno alla basilica di San Giacomo, che è uno dei templi più grandi, più ricchi e più famosi non solo della Spagna, ma della Cristianità, perchè ogni nazione ed ogni secolo ha voluto lasciarvi le traccie della sua fede e della sua divozione. Quando il sole al tramonto indora chiese e palazzi, cupole e balaustre, cuspidi e torri, e le campane rintoccano l'Ave Maria, mentre la valle sottostante del Sar s'inazzura ne l'ombra de la sera, il nostro cuore trema di commozione e l'occhio s'inumidisce di lagrime perchè pensiamo che quelle pietre e quelle campane sono i testimoni ancor oggi viventi di una fede millenaria che traeva l'Europa intiera a inginocchiarsi sulla tomba dell'Apostolo situata in finibus terrae, presso quelli che si credevano gli estremi confini del mondo. In quest'ardente atmosfera d'entusiasmo e di fede sbocciarono le tante leggende dei suoi miracoli, cosi numerose da riempire un intero volume. Fra tutte, questa dei Tre Pellegrini colpì più vivamente la fantasia del nostro popolo, onde numerosi pittori la effigiarono, i cantastorie la narrarono in versi, e i rozzi attori del teatro sacro la rappresentarono sui sagrati o nelle navate delle chiese. Oggi ne tentiamo la resurrezione, mossi dall'unico intendimento di rinnovare la devozione e l'amore per l'Apostolo prediletto al Signore che meritò di assistere alla Trasfigurazione sul Tabor, e alla dolorosa vigilia nell'orto di Getsemani.

G. B

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