Semiramide (1962) Joan Sutherland – Giulietta Simionato – Gianni Raimondi

Teatro alla Scala di Milano presenta:

Semiramide (1962)

Meodramma tragico in tre atti di Gaetano Rossi. Musica di Gioachino Rossini

  • Interpreti: Joan Sutherland (Semiramide) Giulietta Simionato (Arsace) Gianni Raimondi (Idreno) Wladimiro Ganzarolli (Assur) Manuela Bianchi Porro (Azema) Ferruccio Mazzoli (Oroe) Giuseppe Bertinazzo (Mitrane) Antonio Zerbini (Ombra). Interpreti delle danze: Aida Accolla - Roberto Fascilla - Walter Venditti
  • Maestro Concertatore: Gabriele Santini
  • Regia: Margherita Wallmann
  • Maestro del coro: Norberto Mola
  • Coreografie: Giulio Perugini
  • Bozzetti e Figurini: Nicola Benois - Enrico Job
  • Direttore Allestimento: Nicola Benois

 

Fotografie 

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Programma di sala (pagine 28)
  • Ansia di rinovamento nell'ultimo Rossini italiano (Gino Roncaglia)
  • Bozzetti delle scene
  • Argomento
  • Interpreti
  • Fotografie

L'argomento

Atto primo. Nel tempio di Belo, accanto al simulacro della divinità che tutti i sacerdoti adorano prosternati, il capo dei Magi Oroe invoca giustizia e vendetta dal nume e invita i suoi ministri ad aprire alla folla le auree porte. Il tempio si riempie di babilonesi che inneggiano al dio, di indiani con il loro re Idreno, di grandi e di satrapi con il loro principe Assur. Si aspetta Semiramide che nel corso d'una solenne cerimonia dovrà scegliere il nuovo re. Accompagnata dalla sua sfarzosa corte, dalla principessa Azema e dal capitano delle guardie reali Mitrane, la regina è accolta dalle acclamazioni del popolo e dagli incitamenti ad annunciare il nome del nuovo sovrano. Essa sta apprestandosi a parlare, che una folgore attraversa il tempio e, fra la sorpresa e il panico generali, spegne il fuoco sacro dell'ara. Oroe, interrogato dalla regina, dice che atroci colpe devono essere punite, e così dicendo il suo sguardo si volge ad Assur. Quando tutti si sono allontanati, entra nel tempio, dove l'hanno guidato le estreme parole del padre morente, Arsace, il comandante delle armate. Egli è stato richiamato a Babilonia da Semiramide e, pur nell'ansia del momento, pregusta la felicità di rivedere l'amata Azema. Oroe lo raggiunge e ne riceve una cassetta nella quale, tra altri preziosi cimeli, è custodita la spada del re Nino ucciso a tradimento. L'accenno di Oroe alla tragica morte di Nino mette in agitazione Arsace che però non riesce a sapere di più, perché il capo dei Magi, sentendo avvicinarsi Assur, si ritira. Assur rimprovera aspramente ad Arsace di aver lasciato il campo senza suo permesso. Arsace, dopo averlo informato d'essere venuto per ordine di Semiramide, gli confessa di amare Azema. Assur obietta con sarcasmo che Azema è di stirpe regale e perciò era già destinata a Ninia, figlio del re Nino: alche Arsace risponde di aver salvato Azema dalla morte e di essere deciso a farla sua contro tutti, ora che Ninia, al pari del padre, è rimasto vittima di un misterioso destino. Assur, che nella successione al trono ha ragione di ritenersi il favorito, finisce con lo scoprire le sue carte dicendogli minacciosamenle che presto sarà suo re e suo fortunato rivale nel cuore della principessa.

Atto secondo. Primo quadro. Nei giardini pensili di Babilonia, citaredi e giovani donne intrecciano canti e danze intorno a Semiramide. Mitrane reca l'atteso oracolo da Menfi. Alla sentenza che "cesseran le tue pene - ritroverai la pace - al ritorno di Arsace - a nuovo imene ", Semiramide esulta: essa infatti ama Arsace e non dubita più che, placati gli dei, potrà farlo suo sposo e re. Così, quando Arsace, introdotto alla sua presenza, le rivela le mire di Assur e la sua certezza di diventare re dell'Assiria e sposo di Azema, Semiramide, frenando a stento i propri sentimenti ed equivocando sulla dichiarazione di lui di essere innamorato, lo assicura che il principe non sarà mai né l'una cosa né l'altra.

Secondo quadro. Magnifico luogo della reggia con la vista di Babilonia, presso il vestibolo del mausoleo del re Nino. Con pompa regale, nel tripudio del popolo, arriva Semiramide seguita da Idreno, Assur, Arsace, Azema e Mitrane. Semiramide, salita sul trono, proclama che ha scelto il nuovo re e che esso sarà pure suo sposo: il designato è Arsace. Mentre il popolo esulta, Assur non dissimula il proprio sdegnato disinganno, ma anche Arsace, apprendendo di dover rinunciare ad Azema che la regina ha invece destinato a Idreno, rimane dolorosamente stupito. Di nuovo scoppia la folgore e s'ode un boato sotterraneo: si spalanca la porta della tomba di Nino e l'ombra del re annuncia che Arsace è sÌ predestinato a regnare, ma prima, in espiazione di colpe altrui, dovrà scendere nella sua tomba e sacrificare alle sue ceneri. Arsace si dichiara pronto ad obbedire e l'ombra sparisce senza indicare chi dovrà essere la vittima. Tutti sono sconvolti: Semiramide sviene tra le braccia di Azema.

Atto terzo. Primo quadro. Un atrio del palazzo reale. Semiramide conferma le decisioni prese ad Assur che se ne mostra amaramente deluso. Chi fu - gli ricorda allora Semiramide - che versò il veleno per uccidere il re? E chi fu - incalza Assur - a preparare il veleno? I due complici, rei ambedue della morte di Nino avvenuta quindici anni prima, rievocano allora quella terribile notte e la recente apparizione dell'ombra implacabile. Ma il suono di una musica festosa dall'interno della reggia rianima Semiramide che, incurante dei propositi di vendetta di Assur, pensa solo al nuovo re e sposo che l'attende.

Secondo quadro. L'interno del santuario dove si trova la tomba di Nino. Arsace vi è disceso per adempiere al suo giuramento: Oroe, nel cingergli il serto di Nino, gli rivela come egli altri non sia che Ninia, il figlio creduto scomparso del defunto re; gli dice inoltre che fu proprio sua madre Semiramide ad assassinare, aiutata da Assur, il sovrano, e gli dà una pergamena alla quale il re agonizzante ha consegnato la scena del delitto e i nomi degli esecutori. Arsace rimane impietrito dall'angoscia e dall'orrore, ma Oroe, affidandogli la spada di Nino, lo incita a vendicare suo padre.

Terzo quadro. Negli appartamenti di Semiramide. La regina cerca di trattenere Arsace e vorrebbe che egli si mostrasse al popolo col serto regale di cui lo ha incoronato Oroe per confondere definitivamente Assur. All'udire il nome nefando del principe, Arsace si accende di furore e annuncia che la sua missione è ora di punire l'assassino del padre. Semiramide sbigottisce. Arsace, cioè Ninia, sconvolto dall'idea di dover accusare colei che egli sa ormai essere sua madre, la esorta dapprima a mettersi in salvo fuggendo, poi, alle domande di lei che seguita a fingere di non comprendere, le mostra il foglio scritto da Nino. Semiramide si offre allora in olocausto al figlio, ma egli si rifiuta di colpirla e vinto infine da pietà filiale l'abbraccia e promette che per lei implorerà il perdono.

Quarto quadro. Assur ha deciso di attuare il suo piano: penetrare nella tomba di Nino per uccidervi Arsace. Una misteriosa mano di ferro gli sembra però che lo respinga sulla soglia. I satrapi assistono stupiti alla terribile allucinazione del principe. Cessato il delirio, Assur riprende il dominio di sé ed entra senza esitare nella tomba giurando di trionfare dei numi e del fato.

Quinto quadro. Oroe guida Ninia al mausoleo di Nino e lo incita ad agire: un dio gli guiderà la mano. ell'oscurità Ninia e Assur che l'ha preceduto si cercano. Semiramide stessa è scesa nel sotterraneo per impedire che Assur le uccida il figlio. Una figura si para davanti a Ninia: credendola di Assur, Ninia le vibra una ferita mortale. Appena Oroe ha fatto conoscere la vera identità di Arsace e i Magi gli hanno reso omaggio, compare Assur: per ordine di Oroe il principe viene arrestato ma nell'andarsene addita a Ninia con gioia feroce il corpo inanimato di Semiramide. Ninia non regge alla disperazione d'aver ucciso, per fatale scambio di persona, la propria madre e tenta di togliersi la vita: glielo impedisce Oroe, mentre satrapi, grandi e popolo gli decretano il trionfo, nella certezza che, placato il nume, l'Assiria tornerà sotto il suo regno nuovamente felice.

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