Sul caso J. Robert Oppenheimer (1964) Renato De Carmine – Luciano Alberici

Il Piccolo Teatro della Città  di Milano presenta:

Sul caso J. Robert Oppenheimer (1964)

Due tempi di Heinar Kipphardt

 

Programma di sala (pagine 56)
  • La stagione 1964/1965
  • Presentazione
  • Heinard Kipphardt
  • Dal "Frank Report" - giugno 1945
  • Sul caso J, Robert ... giugno 1945
  • Da "la mia autobiografia (Charles Chaplin)
  • Due Processi (G. de Santillana)
  • Il cast
PRESENTAZIONE

Rientra nel novero delle coincidenze che coincidenze non sono il fatto che il Piccolo Teatro possa presentare a un anno e mezzo dalla prima di “Vita di Galileo” di Brecht, un dramma di Heinar Kipphardt che ripropone - cogliendolo dalla realtà della nostra cronaca più recente - il dramma della responsabilità della scienza nel quadro delle forze politiche e sociali che agitano il nostro mondo d'oggi. “Sul caso J. Robert Oppenheimer “è l'adattamento scenico di alcuni momenti dell'inchiesta cui la Commissione per l'Energia Atomica (il massimo ente atomico degli Stati Uniti) sottopose nel 1954 l'uomo noto come “il padre della bomba atomica”. Storicamente il “processo” si inquadra nel cosiddetto periodo del maccartismo, e risponde alla necessità politica di trovare un capro espiatorio alla grande occasione perduta dagli Stati Uniti con la perdita del monopolio atomico a vantaggio della antagonista Unione Sovietica. Sotto questo profilo il dramma è l'immagine agghiacciante di una stolta persecuzione, a testimonianza oggettiva di un clima politico che fortunatamente non è più del presente. Ma al di là di questo aspetto, poichè nel corso degli interrogatori ciò che emerge è la storia della scienza fisica negli anni cruciali tra il '40 e il '54, il testo presenta il dramma della scienza giunta a quel punto cruciale cui Galileo l'aveva preannunciata nell'ultimo quadro dell'opera di Brecht; e ripropone dunque - se non più coi toni della creazione poetica, con quelli scarni ed efficaci della cronaca - il dilemma della scienza combattuta tra il desiderio di sapere e lo scrupolo morale di acconsentire o di non opporsi all'uso indiscriminato delle sue scoperte. Un dilemma tanto più grave qui in quanto esso si propone ormai ad un bivio che non lascia altre alternative tra la distruzione dell'umanità e l'avvio ad una nuova possibile età dell'oro. “La scienza è grande” - ha scritto Fermi: “solo i suoi adepti sono piccoli”. E il testo di Kipphardt - accanto e al di là del dramma della scienza - ci propone i drammi, i dilemma, le soluzioni, le scelte di coloro che fanno la scienza o che con la scienza hanno a che fare: in tutta la gamma delle possibilità d'atteggiamento umano, tra le lusinghe e i pericoli di una scienza che dà all'uomo un potere sovrumano.

Heinar Kipphardt è nato 1'8 marzo 1922 a Heidersdorf, nella Slesia (Germania). Figlio di un medico arrestato dai nazisti quando egli aveva undici anni e rinchiuso per cinque anni nel campo di Buchenwald, Kipphardt si iscrisse alla facoltà di medicina e prese intanto ad interessarsi di filosofia e di teatro. Giovanissimo ancora fece i primi esperimenti letterari. Durante la guerra prese parte alla ritirata di Russia e tornata la pace esercitò per alcuni anni la professione di medico. Nel 1950 entrò a far parte del Deutsches Theater di Berlino, dove rimase fino al 1959 in veste di drammaturgo, trasferendosi poi a Dusseldorf e dal 1960 a Monaco. Tra le sue opere teatrali, la commedia “Shakespeare urgente cercasi” (1952), “L'ascesa di Alois Piontek” (1956), “Le sedie del signor Szmil” (1958) e il dramma “Il cane del generale” (1960). “Sul caso J. Robert Oppenheimer” è stata rappresentata in prima assoluta alla Munchner Kammerspiele di Monaco l'11 ottobre 1964. Attualmente Kipphardt sta ultimando un dramma sulla vicenda di Joel Brand, l'uomo che durante la guerra tentò invano di trovare diecimila camions da offrire ai nazisti in cambio della vita di centomila ebrei.

 

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