Turandot (1943) Iva Pacetti – Renato Gigli

Teatro dell'Opera di Roma presenta: 

Turandot (1943)

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri di Giuseppe Adami e Renato Simoni - Musica di Giacomo Puccini

  • Interpreti pricipali: Iva Pacetti (Turandot) Renato Gigli (Principe Ignoto) Vito De Taranto (Timur) Saturno Meletti (Ping) Nino Mazzotti (Pang) Adelio Zagonara (Pong)
  • Maestro Concertatore: Vincenzo Bellezza
  • Regia: Marcello Govoni
  • Maestro del coro: Giuseppe Conca
  • Scene e Costumi: Mario Cito Filomarino
  • Direttore Allestimento: Pericle Ansaldo

 

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Programma di sala (pagine 28)
  • La XVII stagione lirica 1943/44
  • L'autore delle musiche di Turandot
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L'autore delle musiche di "Turandot"

Giacomo Puccini, il compianto e popolarissimo compositore teatrale, nacque a Lucca nel 1858. I suoi prossimi e diretti antenati erano stati valorosi musicisti, ed egli stesso fu iniziato alla musica dal proprio padre Michele, il quale lo mise poi sotto la guida del Maestro Angeloni. Per il generoso intervento dello zio Cerù - e in seguito della Regina Margherita - il piccolo Giacomo potè recarsi a Milano a studiare in quel R. Conservatorio ove si legò di indissolubile amicizia con Pietro Mascagni, suo condiscepolo. Un Capriccio sinfonico del Puccini, eseguito come saggio finale al Conservatorio, lo rese simpaticamente noto al pubblico milanese, ma la rivelazione delle sue eccellenti qualità teatrali se la procurò con l'opera Le Villi, rappresentata al "Dal Verme" nel 1884. Seguono l'Edgar (1889), Manon Lescaut (data al "Regio" di Torino nel 1893), e che gareggia ancor oggi vittoriosamente con la omonima opera di Massenet. Tre anni dopo, il medesimo "Teatro Regio" dava il felice battesimo alla Bohème, l'opera che doveva procurare al Puccini una immensa popolarità in tutto il mondo, affascinare tutti i pubblici, far versare tante lacrime di commozione. Seguono: Tosca (Teatro "Costanzi", 1900), Madame Butterfly, caduta alla "Scala" nel 1904, ma divenuta poi, e giustamente, una delle opere predilette dal pubblico, La Fanciulla del West (New York, "Metropolitan", 1910), Il Trittico: Il Tabarro cupamente passionaIe, Suor Angelica liricamente mistica, Gianni Schicchi la più geniale opera comica apparsa dopo il Falstaff, e finalmente, Turandot: dramma lirico in 3 atti (5 quadri) che Giuseppe Adami e Renato Simoni derivarono dal Gozzi. Ultima possente creazione della sua tormentata attività di artista, Turandot rimase troncata a metà del terzo atto per la tragica morte del Maestro avvenuta in una clinica di Bruxelles il 29 novembre 1924. L'opera, completata da Franco Alfano nell'ultimo duetto e finale, sugli schizzi lasciati da Puccini, fu rappresentata alla "Scala" di Milano il 25 aprile 1926, sotto la direzione di Toscanini, interpreti: Rosa Raisa (Turandot), Fleta (Calaf), la Zamboni (Liù), le tre Maschere: Rimini, Nessi, Venturini, il basso Walter (Timur), Baracchi (Mandarino), Dominici (l'Imperatore Altoum). La cronaca registrò sei chiamate al primo atto sei al secondo, e la commovente manifestazione avvenuta dopo la scena della morte di Liù al terzo si ripetè imponentissima alla fine dell'atto con otto chiamate. A soli quattro giorni di distanza Turandot venne ripetuta al "Costanzi" con memorabile successo, ripetutosi poi in tutte le esecuzioni che l'opera ha avuto in Italia e all'estero. Come Verdi, Puccini ebbe una profonda intuizione degli effetti teatrali, fu abilissimo nella scelta dei soggetti che rivestì di seducenti melodie, rispecchiandovi sempre quel progresso che la tecnica musicale andava febbrilmente realizzando, senza per questo cader mai nell'astruso o far perdere alla sua musica quel carattere di chiarezza che è propria dell'arte italiana.

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