Va la batèl (1962) – Compagnia Dialettale Legnanese

La Compagnia Dialettale Legnanese presenta:

Va la batèl (1962)

Rivista comico musicale in due tempi di Felice Musazzi

  • Interpreti: Felice Musazzi, Tony Barlocco, Carlo Oldrini, Renato Lombardi, Romualdo Benti, Libero Galimberti, Giuseppe Parini e la Compagnia de I LEGNANESI
  • Arrangiamenti musicali: Lino Comerio
  • Coreografie: Tony Barlocco
    Scene: Orio Motta
  • Regia: Felice Musazzi

 

Fotografie 

1-2 Musazzi (Teresa) 3-4 Barlocco (Mabilia) 5. Oldrini (Giovanni) - Foto di scena
Programma di sala (pagine 24)
  • Il segreto del successo della Compagnia di Musazzi (G.P. Conti)
  • I protagonisti uno per uno
  • Le Lilla Brut Ballet
  • Il repertorio dal 1949 al 1962
  • I giudizi della critica
  • Galleria fotografica
Il segreto del successo della Compagnia di Musazzi

Bernard Shaw, nel periodo più felice della sua produzione era solito dire, con compiacimento, che far ridere la gente e assai meno facile che farla piangere. Infatti per far piangere uno, basta dargli una martellata in testa, per farlo ridere invece ci vuole dello spirito il che non e di tutti. Prendendo le mosse da questo aforismo cercheremo di spiegare i motivi per cui il teatro di Musazzi riesce così largamente e così cordialmente a far ridere intere platee nelle Città e nelle borgate dove ormai gli spettacoli del brillante comico non si contano più. È un fatto che il teatro dialettale riesce sempre, sotto molti aspetti, a trasmettere un interesse più immediato del teatro in lingua sia per la maggior comunicativa del dialetto, sia perché il dialetto si presta meglio alle battute salaci e di effetto. Esempi magnifici di teatro in dialetto ci han dato Ferravilla, Bonecchi, Baseggio, Govi, De Filippo per citare solo i nomi maggiori ma, pur scendendo da questo aureo fìlone, il teatro di Musazzi presenta una sua peculiare novità e una vitalità più diretta per il ratto che questa compagnia non e composta di attori che rappresentino, di volta in volta, personaggi del popolo con interessi diversi dai loro interessi di artisti di teatro. Vogliamo dire che Fabrizi, ad esempio, interpretando un bidello o un tranviere romano risponde sempre e solo agli impulsi che gli sono suggeriti dal copione, in quanto l'attore Fabrizi, uscendo dal teatro, parla italiano e vive in un mondo tutto diverso da quello dei bidelli e dei tranvieri. Invece questi ragazzi di Musazzi il dialetto lo parlano sempre, assai meglio che non l'italiano, le vicende che portano, parodiandole o caricaturandole, sulle scene sono quelle vissute nei cortili dove abitano, magari dalle loro stesse famiglie, dai loro stessi parenti. Ne deriva logicamente un'interpretazione molto più vera, più umana, più aderente alla realtà ed anche più bonaria e costruttiva, in quanto Musazzi sa che se fosse cattivo o insolente nel suo lavoro di autore, sarebbe cattivo con la sua gente stessa, quella tra cui vive ed allora la sua prosa risulta spiritosa, ironica forse, ma sempre attenuata da umanissima comprensione. Così e per gli attori di Musazzi che portano sulla scena molti dei loro stessi problemi: le ambizioni, la scarsità di danaro, le controversie nelle fabbriche: risultano veri, spontanei, aderenti al tema anche senza volerlo. Le loro espressioni sono veramente "loro" di tutti i giorni e il personaggio riesce perfetto perché non c'e miglior attore di quel che riesce ad essere, in scena, quel che è nella vita. Infatti Gandusio affermava di aver avuto la miglior lode dalla sua governante quando, dopo che ella ebbe assistito a una sua interpretazione gli disse: ma, commendatore, non vedo perché battano le mani, lei si è comportato come sempre, a casa, quando le mani non gliele batte nessuno. Il segreto del successo, a teatro, sta dunque nell'essere se stessi, anche sulla scena, come nella vita. Ed ecco a voi questi ragazzi che hanno già vissuto, nel loro ambiente, quelle situazioni piene di spirito e di scanzonata allegria che fanno la gioia di molti pubblici anche smaliziati ed esigenti. Milano li conosce già questi attori moralmente sani che non si perdono nei fumismi delle "caves" esistenzialiste, e fanno del loro senso dell'humor il migliore antidoto contro la "noia" moraviana, o la "nausea" sartiana che sono ancora il Tedium vitae contro cui reagiva Plauto nelle sue ridanciane "palliate". E’ dunque un prodotto genuino questo saporoso teatro dialettale che vi porta tutti i fermenti vitali e attivi della provincia. Non e una esperienza inutile quella di assistere a questo spettacolo gustoso che per la sua natura assolutamente improvvisa e spontanea, non ha niente a che vedere con le faraginose alchimie teatrali alle quali la città è sempre facilmente esposta. Il teatro di Felice Musazzi e dunque una occasione da non lasciarsi sfuggire.

G.P. CONTI

 

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